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TECNICA ED ETICA

 

                                                                                    ALLA SCOPERTA DELLE ARCANE LEGGI  NATURALISTICHE

La fotografia naturalistica è una goccia nel vasto sistema dei generi fotografici. Per la pulsione etica che ha alla sua base è probabilmente un genere difficilmente assimilabile ad altri. Verso la sua pratica largamente diffusa a livello amatoriale l’ambiente fotografico ha sempre avuto un po’ di spocchia. La  considera un genere secondario. Non ho mai capito  perché. Forse per la sua natura, più di matrice etica che “creativa”. Ma sappiamo e vediamo tutti che non è così. Anzi, spesso essa attrae proprio per la predisposizione al fantastico, all’immaginario. O, forse,  perché nella pratica e nell’analisi le stampe naturaliste non enfatizzano, o non enfatizzano più del necessario, la macchina, la tecnica e l’attrezzatura (la versatilità dei grandangolari, il tuttofare dello zoom standard, le ottiche giuste del teleobiettivo ecc.). Eppure nella “qualità” finale anche queste hanno il loro peso e riscontro. Nella pratica essa esige un approccio creativo specifico al mezzo. Non si affida semplicemente alla capacità di osservare del fotografo, ma di analizzare, fantasticare, trasformare appunto. Spocchia o meno, con l’avvento del digitale la fotografia naturalistica sta conoscendo uno sviluppo straordinario. Soprattutto amatoriale; anche nel lodigiano e nel sudmilanese. Viene praticata da un mare di appassionati  che verosimilmente creeranno anche qualche fastidio ai professionisti del click, strappando loro ridondanza sul piano comunicazionale, in ogni caso però senza confusione di ruoli. Negli ultimi tempi si sono ammirate diverse mostre nel Lodigiano dedicate proprio a questo tipo di fotografia. Lodi, Cavacurta, Fombio, Basisco, San Colombano hanno messo sotto i riflettori un gruppo di appassionati cultori della disciplina, tutti con caratteristiche tecniche diverse, di sensibilità, impatto emotivo, percettività e attenzione per i diversi soggetti: il paesaggio, la floristica, l’avifauna. Dotati di “tecniche” non appiattite o schiacciate sul mezzo. I loro nomi sono quelli del Gruppo Photografico Il Gerundo di recente formazione, nato dall’incontro di sette fotografi (poi divenuti nove) che condividono tra loro l’entusiasmo e la passione per il mondo naturale: Antonio Arnanno, Paolo Berto, Fabrizio Comizzoli, Pino Gagliardi, Antonio Marchitelli, Alberto Martinenghi, Roberto Musumeci, Maurizio Pedrinazzi e Marco Polonioni. Quest’ultimo è un noto attivissimo artigiano, campione di qualità nel settore della pasticceria-gelateria che conduce attualmente in via S.Angelo angolo via Lombardo a Lodi, che ha saputo trasformare da semplice punto di degustazione in punto di riferimento e di ritrovo, investendovi lavoro, passione, professionalità e…quattrini. Alla passione per l’attività d’impresa Polonioli associa  quella di fotografo naturalista, con un particolare interesse per la fotografia ravvicinata e paesaggistica. Nel proprio locale rimesso a nuovo ha allestito nei giorni scorsi  una esposizione mettendo alle pareti una ventina di fotografie della sua vasta produzione. Offrono un piccolo saggio di bravura ed esperienza e mettono in luce ciò che l’occhio comune a volte non nota o semplicemente banalizza. Sono però anche espressione diretta di una sensibilità etica oltre che di una predisposizione fantastica a perdersi nella natura e nel macrocosmo dell’avifauna e degli epidotteri, delle. In queste stampe egli combina interesse, evasione e interpretazione, mostrando con buona tecnica dettagli naturali e una pratica più che strutturata. L’effetto intriga. Soprattutto nei suoi scatti si coglie la tendenza a dare significazione simbolica, a rendere le immagini partecipi del mondo delle idee e del pensiero, ma anche della fantasia e della distrazione. Le foto di Polonioni regalano atmosfere magiche, dettagli, sfumature di colore, ombre e luci, particolari e diversificazioni che spingono a perdersi nel reale e nell’irreale. La nitidezza e la poesia è la marcia in più che ottiene con una Sony α 77, con cui sostiene la sua capacità di costruire un insieme coerente di qualità.